SUICIDIO ASSISTITO ED EUTANASIA: L’ANTIUMANO SI FA STRADA

  • 19/09/2021
  • Don Gabriele

SUICIDIO ASSISTITO ED EUTANASIA: L’ANTIUMANO SI FA STRADA

Cari fedeli, un silenzio imbarazzato circonda in casa cattolica la frenesia con cui alcune correnti culturali e alcuni ambienti politici si danno da fare per raccogliere consensi a favore del suicidio assistito e dell’eutanasia attiva. Entrambi sono emanazione di quella che Giovanni Paolo II chiamava “cultura della morte” e Francesco chiama “cultura dello scarto”. La conseguenza di questo modo di pensare è che l’uomo si sente padrone di sé stesso, anche se non può non avvertire i limiti della propria esistenza quali la malattia e la morte, per cui decide di allontanare da sé il più possibile i segni di tali limitazioni. Per esempio: non si parla più di morte, ma di addio; non si parla più di malattia, nascondendola dietro il diritto alla salute. Siamo invitati a riconoscerci come illimitati e onnipotenti, diventando così disumani. E neppure la pandemia pare averci resi più consapevoli della nostra fragilità e limitatezza. I propugnatori del suicidio assistito e dell’eutanasia parlano di “dolce morte”, ma la vera “umanità” non consiste nel dare la “dolce morte”: essa invece sta nella cura, nel prenderci cura di noi stessi e degli altri. Sotto questo profilo, lo Stato dovrebbe in tutti i modi sostenere le cure palliative, le terapie del dolore, aiutare attraverso una presenza infermieristica costante le famiglie segnate dalla drammatica realtà di malati inguaribili. E’ necessario riscoprire il valore di ogni esistenza, anche la più tormentata. Il referendum promosso dai radicali, che mira alla parziale abrogazione del reato di omicidio del consenziente, rappresenta il primo passo in direzione di una legge sull’eutanasia basata sui modelli di alcuni Paesi nordeuropei, come Belgio e Olanda. A tal proposito, autorevoli uomini del diritto come Giovanni Maria Flick e Luciano Violante hanno sostenuto che una legislazione che vorrebbe affrontare alcune problematiche singole finisce sempre per riconoscere dei diritti universali. Per cui, se noi diamo all’uomo il diritto di uccidere non potremmo più fermare la catena delle morti. Perché allora combattere la pena di morte? Perché combattere la violenza sulle donne? Tutte lotte sacrosante, ma che possono trovare la loro giustificazione e forza soltanto in una legislazione che riconosca il valore sacro di ogni vita. Cosa che la nostra civiltà pare stia perdendo di vista. Essa, la nostra civiltà borghese, è una civiltà schizofrenica: rivendica i diritti di tutti tranne che di coloro che ci costringono a scomodarci. La strada – torno a ripetere – deve essere quella del sostenere in ogni modo chi è in difficoltà, altrimenti si ricade nella barbarie che consiste nell’eliminare chi si pone come ostacolo alla nostra quiete. È la stessa ragione per cui siamo caduti nell’inverno demografico. Non si può nascondere il pericolo che l’eutanasia, cominciando ad essere applicata ai casi in cui sembrerebbe più ragionevole concedere un aiuto a morire (per esempio: i malati di cancro o i tetraplegici), si trasformi poi nella soppressione di persone affette da profonde depressioni, da una sorta di “male di vivere” ... Oggi, anche nella Chiesa, c’è poca attenzione alle tragiche derive culturali del nostro tempo. E non si tratta tanto di fare battaglie, quanto di prendere coscienza della tragica svolta antropologica e di ricominciare a tessere, a partire dall’educazione dei più piccoli, l’alfabeto dell’umano che abbiamo quasi completamente dimenticato. La mentalità mondana è penetrata infatti profondamente nella Chiesa. Questa sì è una battaglia continua: contro lo spirito del mondo che vuole distruggere l’uomo riducendolo a una macchina al servizio dei potenti. A tal proposito, sono fondamentali una predicazione e un insegnamento che non dimentichino le verità fondamentali della vita presente e futura, dell’uomo come creatura, del peccato e della salvezza. Questo non riguarda soltanto i credenti. Il peccato e la salvezza riguardano tutti.

il vostro parroco

Don Gabriele

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